accoglienza e integrazione
27 aprile 2018
A San Lazzaro nasce Casa Zucchi

Dalla confisca all’accoglienza, una storia che arriva a teatro!

Non era un giostraio qualunque, il proprietario della villetta di via Zucchi a San Lazzaro di Savena.
Confiscata con l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali antimafia disposte dal tribunale di Bologna, e grazie alla legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, a marzo 2017 la casa è stata assegnata alla cooperativa sociale Arca di Noè e adibita a centro di accoglienza per richiedenti asilo in collaborazione con ASP Città di Bologna.
La struttura si inserisce nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) del Ministero dell’Interno e attualmente ospita dieci richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi dell’Africa Subsahariana.

Arca di Noè, attraverso il lavoro svolto da un’equipe multidisciplinare, porta avanti un progetto d’accoglienza e integrazione con l’obiettivo di favorire l’autonomia delle persone accolte, offrendo servizi di accompagnamento, attraverso la pianificazione di progetti personalizzati in ambito legale, socio-sanitario, linguistico, formativo e di orientamento al lavoro.

Il riuso virtuoso di un bene confiscato, restituito alla collettività con scopi sociali, ha portato diverse realtà del territorio ad interessarsi al progetto di Casa Zucchi. Attualmente, su questo progetto, Arca di Noè sta collaborando con Associazione Libera, ITC teatro di S. Lazzaro e il Liceo “Augusto Righi” di Bologna per contribuire alla realizzazione di uno spettacolo teatrale dal titolo “Casa dolce casa”, con la regia di Alessandro Migliucci. Lo spettacolo andrà in scena il 18 e 19 maggio a San Lazzaro, da non perdere!

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A breve partirà una collaborazione con il gruppo scout di San Lazzaro, l’obiettivo è rivalorizzare e abbellire spazi interni ed esterni alla casa, creando al contempo un’occasione di scambio e condivisione tra giovani richiedenti asilo e coetanei del territorio.
Il progetto di Casa Zucchi si propone di coinvolgere la cittadinanza bolognese, promuovendo così un modello condiviso e partecipato di risocializzazione di beni appartenenti alla comunità.

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