Il Video Partecipativo

Il metodo partecipativo applicato al Video

Cos’è, come funziona e come si realizza un video partecipativo? Perché può essere uno strumento di trasformazione sociale?

Organizziamo laboratori gratuiti per raccontare la realtà in piccoli documentari

Arca di Noè si ispira al metodo partecipativo utilizzato da Zalab e conduce in autonomia, in collaborazione con la Scuola di Italiano per stranieri, i laboratori gratuiti di video partecipativo. L’obiettivo è scoprire cosa raccontare attraverso un percorso di autonarrazione e racconto di un aspetto della realtà condivisa dal gruppo. I partecipanti decidono il tema, scrivono la sceneggiatura e realizzano in prima persona le riprese. Durante gli incontri i partecipanti acquisiscono competenze sull’utilizzo e impostazioni della videocamera, sui vari tipi di inquadratura e la registrazione dell’audio. Il risultato finale è un documentario che pone uno sguardo inedito sulla realtà.

Questa metodologia vuole restituire il controllo a chi abitualmente viene solo mostrato, rivendicare controllo e racconto per chi abitualmente viene rimosso. Vogliamo dare la possibilità a tutti e tutte di raccontare la propria condizione, superando gli stereotipi e la narrazione main stream.

In questo senso viene utilizzato il metodo partecipativo per la realizzazione di video: per ricostruire, condividere la propria vicenda e situazione, dando ulteriore significato alla realizzazione di un prodotto audiovisivo libero e dignitoso: un significato che Arca di Noè prova a rintracciare nelle giornate di laboratori e nella diffusione e proiezione dei lavori finali nella Città di Bologna.

Nel 2018, anno di inizio dei laboratori di video partecipativo, abbiamo portato i cortometraggi finali di “L’Altra Faccia di” alla Rassegna cinematografica Immaginarti, a Baumhaus 25/2, agli Emergency Days di Ferrara, alla Festa di Strada in Pescarola a Bologna, in Piazza dei Colori a Bologna, alla rassegna di Video Partecipativi presso il Cinema Apollo Undici di Roma.

Il 2 settembre 2019 alle 20:30 porteremo “Quello che resta” alla Rassegna Kilowatt Summer all’interno de Le Serre Dei Giardini Margherita.

I cortometraggi partecipativi sono disponibili su questa pagina!

Teaser (2018)

“L’Altra faccia di”

Un intreccio di cortometraggi realizzati da sei giovani richiedenti asilo che vivono a Bologna e che hanno scelto di raccontare la realtà attraverso il loro sguardo. Un progetto di video partecipativo promosso e realizzato da Arca di Noè in collaborazione con Zalab.

L’Altra faccia di Taufic (2018)

Regia e riprese di Taufic

Taufic ha 32 anni e viene dal Ghana. Vive a Bologna da 4 anni e ha un’incrollabile fede musulmana. Taufic, curioso e affascinato dai luoghi di culto, ne ha visitati alcuni in Città e ha scelto di entrarci con la videocamera per approfondire e raccontare qualcosa che ha sempre pensato.

L’Altra faccia di Baba (2018)

Regia e riprese di Baba

In ogni parte del mondo, altitudine, clima, religione o cultura il cibo evoca incontro, relazione, tradizione, celebrazione ed estro. Baba ha 30 anni vive a Bologna ed è partito dal Gambia. Ha scelto di utilizzare una piccola videocamera per raccontare sé stesso partendo da un piatto a lui molto caro.

L’Altra faccia di Adama (2018)

Regia e riprese di Adama

Adama, diciannovenne maliano, vive a Bologna da 3 anni, il calcio è la sua grande passione e da questa trae ispirazione. Ora gioca nel Casalecchio e con una videocamera ha scelto di accompagnare lo spettatore a bordo campo e nei luoghi in cui può condividere la sua passione e stringere rapporti speciali.

L’Altra faccia di Daniel
(2018)

Regia e riprese di Daniel

Daniel ha 27 anni ed è partito dal Camerun. Vive a Bologna da 3 anni e ha scelto di scoprire di più sulla donna in quanto individuo sociale in continua ricerca di parità, nella vita pubblica e privata.
Quello che emerge è un sguardo tra passato e presente su quanto è stato fatto e quanto c’è ancora da fare.

L’Altra faccia di Capi
(2018)

Regia e riprese di Capi

Mohamed, un ragazzo di 23 anni della Guinea Conakry, vive a Bologna. Alla domanda “Cosa ti fa stare bene?” Mohamed ha raccontato sé stesso, incontrando persone, esplorando sensazioni e luoghi nella Città di Bologna. Mohamed, detto Capi, con una videocamera ha accompaganto lo spettatore nel suo universo.

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